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Precari, l'UE vuole risarcimenti maggiori per i contratti a termine reiterati oltre i 36 mesi

Lunedì, 17 Luglio 2017

E’ nota la posizione della Corte di Cassazione che ha sancito, in base alle norme dell’UE, l’impossibilità di reiterare i contratti a termine oltre i 36 mesi per i precari del pubblico impiego.

Infatti, al riguardo, la Corte di Cassazione ha stabilito che il dipendente pubblico, vittima di un’abusiva reiterazione di contratti a termine, ha diritto ad un risarcimento del danno da quantificarsi tra le 2,5 e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.


Ma arriva una correzione, da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per cui il rimedio elaborato dalla Corte di Cassazione sarebbe inadeguato: detto risarcimento forfettario potrebbe rivelarsi del tutto insufficiente, in quanto sproporzionato a fronte dei danni effettivamente subiti dal personale precario, si legge su La Legge per tutti.it.

A tal proposito c’è stata un’udienza a Lussemburgo lo scorso 13 luglio, in cui si è parlato proprio del precariato dei dipendenti pubblici.

La questione riguardava una lavoratrice dipendente di un’amministrazione comunale, ma quello che importa, è che le linee tracciate prima dal Tribunale di Trapani a cui si era rivolta la precaria, poi dalla Corte di Giustizia Europea, sono comuni a tutto il pubblico impiego italiano, compresi i lavoratori della scuola.

I giudici dell’Unione Europea hanno pertanto manifestato forti perplessità sul limite dei 12 mesi quale ristoro nei confronti di lavoratori che, invece, hanno visto calpestati i propri diritti per molti (troppi) anni.
La Commissione europea, infatti, si legge ancora su La Legge per tutti.it, ha osservato che l’attuale situazione di precariato che caratterizza il pubblico impiego in Italia è in evidente contrasto con i principi di proporzionalità e di equivalenza di matrice europea e, a fronte di tali illegittimità, l’indennità forfettaria compresa tra 2,5 e 12 mensilità non sarebbe affatto una misura congrua, soprattutto se rapportata ai rimedi che, in situazioni analoghe, sono previsti nel rapporto di lavoro privato. Detta indennità forfettaria, invero, dovrebbe essere considerata un punto di partenza e non un punto di arrivo se si vuole garantire una tutela adeguata e proporzionata al danno in concreto subito da questi lavoratori.

Si aprono prospettive più luminose per i precari della pubblica amministrazione italiana, e per quelli della scuola, che già hanno battuto più volte il Miur sulla reiterazione illegittima dei loro contratti.
Adesso quindi, il risarcimento potrebbe aumentare in modo considerevole (si parla di cifre sino a 50.000 – 60.000 € per ogni precario), generando una pesante zavorra per il bilancio pubblico.
Pertanto, la soluzione più vantaggiosa per i precari e lo Stato, forse sarebbe la stabilizzazione dei primi, prima di affossare le casse pubbliche.

 

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