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DdL, teoria gender: l'ultimo appello per ritirare la norma, prima del sì finale

Lunedì, 06 Luglio 2015

A formularlo sono un mix di associazioni e organismi a tutela della famiglia: l'approfondimento dei temi legati all’identità di genere si può perseguire anche senza introdurre surrettiziamente l’ideologia del genere.


Non si placa la polemica sulla presenza o meno di riferimenti nel disegno di legge "La Buona Scuola" all'ideologia gender. Alle ripetute smentite del Miur, secondo cui si tratterebbe solo di riferimenti al rispetto reciproco e alle diverse identità, al fine di prevenire atti di bullismo e di introdurre una cultura volta al rispetto e alla convivenza, continuano ad arrivare appelli e proteste.

L'ultima della lunga serie è stata prodotta, in modo congiunto, da un mix di associazioni e organismi a tutela della famiglia: La Manif pour tous Italia, associazione Voglio la mamma, comitato Famiglia educazione libertà, Nonni 2.0, comitato Articolo 26, Non si tocca la famiglia, associazione Provita Onlus, Giuristi per la vita e La Croce quotidiano. Nell'appello, rivolto ai deputati, esprimono "forte preoccupazione per il fatto che nel disegno di legge sulla “buona scuola” sia stato inserito “un approccio di genere nella pratica educativa e didattica” e “l’approfondimento dei temi legati all’identità di genere”, ai fini del contrasto della violenza contro le donne, finalità che può essere efficacemente perseguita senza introdurre surrettiziamente l’ideologia del genere (gender)".

"Come cittadini, educatori, genitori e nonni, sentiamo il dovere civico di lanciare l’allarme sulle conseguenze devastanti che avrebbe un tale inserimento per il nostro sistema scolastico e per il nostro stesso ordinamento giuridico. Infatti, per identità di genere, non si intende l’indentità sessuale, essere maschio o femmina, legata al dato biologico, ma la percezione soggettiva, di appartenere ad un dato genere, a prescindere dal sesso biologico". 

 

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Le associazioni, inoltre, dicono che non possono "ignorare quanto riportato dai manuali di educazione di genere che la definiscono “un tipo di educazione che sia in grado di decostruire i modelli dominanti, e che sappia ripensare i generi quali costruzioni sociali…”, individuando come obiettivo quello di ”…demistificare la rigida dicotomia con cui si è soliti pensare alla dimensione del genere…”. A fronte dell’evidente pericolo di indottrinamento ideologico portatore del pensiero unico dell’indifferentismo sessuale, rivolgiamo agli onorevoli Deputati il seguente appello. Non permettete che i grandi e importanti temi della riforma della scuola vengano strumentalizzati dalla surrettizia introduzione dell’educazione di genere".

Dalle associazioni, infine, arriva la richiesta ai parlamentari: "ponete come condizione per l’approvazione del maxiemendamento, l’eliminazione dei riferimenti al DL 93/2013 e alla legge 119/2013 dal comma 16". 

Perchè si tratterebbe di "riferimenti assolutamente inutili ai fini della riforma della scuola. La loro eliminazione non la danneggerebbe e non nuocerebbe alle doverose azioni di contrasto della violenza e delle discriminazioni, giustamente previste dal comma 16 del DDL e dalla Convenzione di Istambul. Semplicemente ne impedirebbe quella vergognosa strumentalizzazione che la piazza ha denunciato. Quel milione di cittadini, in Piazza San Giovanni (lo scorso 20 maggio, n.d.r.), insieme a tanti cittadini non fisicamente presenti, ora vi chiedono di essere ascoltati".

 

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