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Scrima: lascio la Cisl Scuola ad una grande dirigente, deluso dal Governo Renzi

Sabato, 12 Dicembre 2015

La prassi vuole che quando c'è un cambio di segretario al vertice di un sindacato, le attenzioni siano tutte per il nuovo leader. Noi invece abbiamo pensato di sentire prima il segretario uscente. Anche perchè ha lasciato un segno. Sul sindacato e sulla categoria di lavoratori che rappresenta. Stiamo parlando di Francesco Scrima, giunto al vertice della Cisl Scuola nel maggio del 2004 e uscito di scena solo pochi giorni fa.

A livello di iscritti, durante il suo lungo mandato, il sindacato Confederale ha raggiunto numeri ragguardevoli superando anche la Cgil. Nell’ultimo periodo, però, pure la Cisl Scuola ha dovuto difendersi dagli attacchi sferrati all’organizzazione sindacale dei vari governi che si sono avvicendati. Interrompendo quel crescere di numeri che aveva contraddistinto il primo decennio del nuovo secolo. Scrima, tuttavia, non ha mai perso un millimetro della sua verve: quel suo essere oratore e mediatore, ironico e pungente, equilibrato ed efficace.

 

Francesco Scrima, dopo quasi 12 anni lascia il vertice della Cisl Scuola: cosa le mancherà di questa lunga esperienza?

I 12 anni al vertice sono la parte conclusiva di un percorso ancora più lungo, segnato fin dall’inizio da una forte motivazione all’impegno sindacale. Un impegno vissuto a tanti livelli: sul luogo di lavoro, nella struttura territoriale di Palermo, e dal 1993 in ambito nazionale, prima nel Sinascel Cisl e poi nella Cisl Scuola. Quello che si interrompe è un rapporto “statutario”, come ho detto nel mio commiato in Consiglio Generale, ma il legame con la mia organizzazione resta ben saldo e profondo.

 

Qual è stata la soddisfazione più grande da segretario generale?

Vedere definitivamente compiuto e consolidato il progetto di unire in una sola organizzazione quelle che per decenni avevano rappresentato separatamente, nella CISL, i lavoratori della scuola primaria e dell’infanzia e quelli della scuola secondaria e della formazione professionale. Una distinzione che ormai vive solo nel ricordo dei più anziani. E poi, in anni straordinariamente pesanti come quelli tra il 2008 e il 2011, aver respinto in anni l’attacco agli scatti di anzianità e conquistato un piano di 67.000 assunzioni a cui nessuno, fino all’ultimo, credeva. Non l’abbiamo fatto da soli, ma non credo di peccare di presunzione se dico che la mia Cisl Scuola ha svolto, in quelle vicende, un ruolo da protagonista.

 

Invece, la delusione più cocente?

Non essere riuscito a convincere questo governo dell’importanza di un confronto con le parti sociali che è stato negato con arroganza e ha portato a una legge, la 107, piena di cose che non vanno. Rapportato alle attese che al suo esordio aveva suscitato, il comportamento del Governo Renzi è stata una cocente delusione. Non tanto e non solo per me e per il sindacato, ma per l’intero mondo della scuola che non ha avuto certo le risposte che attendeva e che da tempo meritava. È gravissimo che il governo non riconosca il valore che la contrattazione può avere come fattore di sostegno a processi di autentica innovazione. Che è cosa ben diversa e ben più seria di un “cambiamento” quasi fine a se stesso.

 

Le ultime tornate di rinnovo delle Rsu dicono che la Cisl, come quasi tutti i sindacati maggiori, è in leggera flessione: significa che i lavoratori credono meno nel sindacato?

La Cisl Scuola per la verità ha confermato nelle ultime elezioni RSU una trend di crescita; di entità modesta, se visto di per sé, ma che nel clima di pesante attacco al sindacato acquista ancor più significato. Se poi si considera che ha votato l’80% dei lavoratori, ho ben poco da aggiungere per dimostrare che lo strumento sindacato è sentito ancora come importante e irrinunciabile. Ci si chieda anche come mai, a fronte di tante micro agitazioni che periodicamente interessano la scuola, l’unico sciopero di grande impatto sia stato quello promosso dalle organizzazioni rappresentative. È solo un caso? Non credo proprio.

 

 

 

A proporre ai delegati Cisl il nome di Lena Gissi è stato proprio lei: quali consigli ha dato al suo successore?

Sii te stessa, perché Lena Gissi è una grande dirigente di questa organizzazione nella quale lavora da anni e alla quale porta in dote anche l’esperienza maturata per qualche tempo in ambito confederale. Sii te stessa, perché l’attenzione e la cura del rapporto diretto con le persone e con i luoghi di lavoro, che sono le priorità indicate dal nostro ultimo congresso, a Lena non devo certo insegnarle io, perché ne è sempre stata maestra.

 

Il personale chiede al sindacato sicurezza del posto di lavoro e stipendi adeguati: alla luce delle ultime norme, anche della Legge 107/15, siete ancora in grado di tutelarli in entrambi i casi?

La battaglia che stiamo facendo per il rinnovo del contratto, ma anche l’impegno speso al tavolo di confronto sulla mobilità, sono le due direttrici di marcia principali su cui la nuova segretaria generale e la sua segreteria sanno di dover proseguire con la giusta determinazione.

 

Continuerà a lavorare per il sindacato?

Per adesso mi godo quanto di bello è avvenuto in questi giorni, con la grande dimostrazione di unità e compattezza data dal Consiglio Generale della Cisl Scuola nel voto per Lena Gissi. Poi si vedrà.

 

Come vorrebbe salutare iscritti Cisl e lavoratori della scuola?

Con un grandissimo abbraccio e invitandoli a mantenere sempre, verso il sindacato, l’atteggiamento che ritengo giusto: essere esigenti e partecipi. E ringraziandoli tutti, per il lavoro che fanno e per come lo fanno. Aver potuto rappresentare per tanto tempo una porzione così significativa del mondo della scuola è per me un onore. Anche di questo li ringrazio di cuore.

 

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