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Blog Anna Maria Bellesia

Tornare in classe dopo 22 anni di distacco sindacale

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Lui è Doriano Zordan, da 14 anni segretario provinciale dello Snals di Vicenza, tornato in classe a part time lo scorso settembre dopo 22 anni di distacco. Lei è la ministra Madia del governo Renzi, l’artefice del dimezzamento dei distacchi sindacali, che vanta un “recupero” di risorse finanziarie per 12 milioni di euro solo nel quadrimestre settembre/dicembre del 2014.

Un bell’impatto il ritorno in trincea dopo tanto tempo, e una interessante testimonianza a tutto campo quella di Zordan, dall’esperienza personale di sindacalista, alle riforme scolastiche in atto, al ruolo del sindacato.

Intanto perché il ritorno in classe?

Il dimezzamento dei distacchi sindacali fatto dal governo Renzi me ne ha dato l’occasione. Mancavo dalla scuola dal settembre 1993. Dopo tanto tempo, e dopo 22 anni di stravolgimento riformistico, fra Berlinguer, Moratti, Gelmini, e Buona Scuola, dovevo riprendere la percezione diretta di come stia andando la scuola.

È ovvio che questo non è l’unico motivo. In questo momento storico in cui il sindacato non è considerato, si determina una certa frustrazione e senso di impotenza di fronte ai grossi problemi che oggi vive il personale della scuola. Infine anche la salute e il benessere psico-fisico ha giocato una sua parte. Il lavoro comporta tante ore seduto in ufficio, poche possibilità di dedicarsi alla famiglia e ad un po’ di svago. Anche nei pochi giorni di ferie che riuscivo a prendermi, di fatto rimanevo a contatto con l’ufficio, i giornali e gli associati, attraverso il telefono cellulare, per cui non si staccava mai. Nei casi di situazioni particolari degli associati, è capitato spesso che da sindacalista diventavo un confidente o peggio uno psicologo. Le problematiche più toccanti delle persone, spesso te le porti a casa con il conseguente carico di stress che ne deriva.

Però mantiene sempre la carica di segretario provinciale

Fortunatamente all’interno dello Snals di Vicenza ho costruito un gruppo di consulenti, per lo più volontari e pensionati, che mi ha permesso di rientrare a scuola a part-time mantenendo la guida politica del sindacato.

Che scuola ha trovato?

La prima cosa che mi ha colpito è stato l’aumento esponenziale e assurdo della burocrazia e la difficoltà ad orientarsi in una miriade di circolari, comunicazioni e adempimenti, che sottraggono un’infinità di energie al corpo docente e alla didattica. La seconda è stata quella di ritrovare nei laboratori dove insegno le stesse macchine che usavo non da docente ma da allievo negli anni ’70. In pratica in tutti questi anni, non sono stati fatti investimenti sulle macchine e sulle attrezzature di laboratorio. Questo vale anche per i locali, bagni e aule fatiscenti, e i capannoni delle officine dove ogni volta che piove c’è acqua dappertutto, alla faccia degli investimenti sull’edilizia tanto decantati da Renzi. 

E la didattica?

Insegno in un professionale, dove la riforma Gelmini ha “massacrato” quello che rimaneva dell’identità e del percorso di studio dopo le riforme precedenti e l’abolizione delle qualifiche, passate alla competenza regionale, come previsto dal titolo V della Costituzione. Sono state introdotte una miriade di materie umanistiche a scapito di quelle tecnico-professionali.

A proposito della legge 107, come sta andando la fase attuativa?

La 107 è una legge fatta a posta per creare contrapposizione fra docenti e dirigenti scolastici, scritta da chi non ha mai messo piede nella scuola e non conosce i delicati equilibri che la caratterizzano dopo anni di inutili riforme attuate dai vari governi. Credo che gli effetti disastrosi della legge siano appena iniziati, nei prossimi due-tre anni vedremo più chiaramente i danni che la legge provocherà. Forse una cosa buona potrebbe essere fatta attraverso una delle deleghe inserite, ossia la possibilità per il governo di modificare gli ordinamenti varati con la riforma Gelmini su istruzione e formazione professionale, allo scopo di potenziare le attività didattiche laboratoriali, in particolare riguardo al primo biennio. Sarebbe l’occasione per recuperare un segmento di scuola che in una regione a vocazione manifatturiera come il Veneto, non solo è importante, ma anche strategica.

E il super dirigente?

In Italia abbiamo una classe politica e dirigenziale mediamente scadente, per cui aumentarne il potere decisionale è pericolosissimo. È come dare in mano un’arma a chi non la sa usare, o peggio, sapendola usare, ha l’indole di prevaricare. Per questo è meglio avere un dirigente che gestisce con regole chiare, anziché un dirigente che comanda.

Nel Veneto mancano un centinaio di dirigenti scolastici, a Vicenza ne mancano 27, e a settembre a questi dovremo aggiungere una decina di pensionamenti. Tutte queste scuole in reggenza comunque funzionano lo stesso. È veramente necessario avere un dirigente scolastico in ogni scuola, o sarebbe meglio adottare un’organizzazione diversa come ad esempio attraverso i responsabili di sede?

Sul bonus tira aria di scontro…

Sì, è già scontro fra ANP e OO.SS., non poteva che essere così, mi stupirei del contrario. I dirigenti scolastici vogliono comandare e decidere senza rendere conto. Avevamo una “Buona Scuola” in passato, prima dell’autonomia, quando il preside gestiva e si occupava della didattica, cosa che oggi il dirigente scolastico non fa più.

L’opinione pubblica in questo periodo non vede bene i sindacati, e per il governo è gioco facile emarginarli…

Prendiamo i tagli fatti col decreto Madia. I sindacalisti sono considerati un fastidio da eliminare per avere mano libera su interventi legislativi, che non mi sembra vadano nell’interesse dei lavoratori e delle classi sociali più deboli. Anzi, dagli ultimi provvedimenti appare sempre più chiaro che il governo Renzi fa solo gli interessi delle banche e dei grandi gruppi di potere che lo hanno portato al governo.

Forse il ministro Madia dimentica che il sindacato, nell’incerto sistema democratico italiano, è tutelato dalla costituzione e pertanto, malgrado i tanti difetti che ha il sindacato, va comunque messo nella condizione di sopravvivere e di svolgere la sua funzione mediatrice e di rappresentanza delle parti sociali.

È evidente che questo comporta dei costi, ma sono i costi della democrazia per poter vivere in un paese libero e giusto, dove a prendere le decisioni sono i cittadini e non le lobby di potere  o i grandi gruppi bancari o finanziari.

Ce l’ha un po’ con la ministra Madia?

Il ministro sottolinea i risparmi ottenuti riportando numeri e cifre: rientro al lavoro di 668 distacchi sindacali e risparmio stimato pari “a circa 12 milioni di euro” (notizia Ansa del 13/02/2016). Letta così la notizia fa il suo effetto per una provetta amministratrice che oculatamente gestisce il pubblico denaro.

Il ministro Madia mi dovrebbe spiegare però che logica c’è stata nel tagliare 668 sindacalisti per andare poi ad immettere in ruolo su organico aggiuntivo (non in classe) 55.000 docenti, con un costo stimato di circa 1 miliardo e 850 milioni di euro.

Mi si dovrebbe poi spiegare come mai i nostri rappresentanti politici, quando si tratta di fare sacrifici in momenti difficili, li fanno fare sempre agli altri. Non ho ancora visto in proposito i sacrifici e i tagli alla politica che continua ad avere, rapportata agli altri paesi europei, costi sproporzionati e non giustificati.

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.