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Blog Anna Maria Bellesia

Referendum abrogativo Buona Scuola: i pro e i contro

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È partita lo scorso aprile la raccolta di firme per il referendum abrogativo sugli aspetti più controversi della Buona Scuola. I quesiti proposti sono quattro e riguardano soprattutto i poteri dei presidi di scegliere, confermare, premiare i docenti, ma anche le erogazioni liberali e la quantificazione stabilita ex lege del monte ore da dedicare all’alternanza scuola lavoro.

Si proseguirà fino al 30 settembre, con l’obiettivo di arrivare al traguardo delle 500mila firme necessarie. Si tratta della seconda iniziativa referendaria contro la legge 107, che è stata voluta caparbiamente da Renzi e approvata con voto di fiducia il 13 luglio 2015, dopo mesi di accanite proteste nel mondo della scuola. Nel 2015 ci aveva provato il movimento Possibile di Civati, fermandosi poco sotto la quota necessaria.

Quest’anno l’iniziativa referendaria ha il vantaggio di avere una base più ampia, con la mobilitazione di molti sindacati e decine di movimenti e associazioni. Il raggiungimento del tetto delle 500mila firme sembra davvero possibile.

Nella fase attuale, questa mobilitazione dal basso ha senz’altro un effetto positivo: quello di tenere viva l’attenzione sugli aspetti controversi e critici della legge 107 e di evitare la “normalizzazione”, cioè la rassegnata assuefazione a provvedimenti comunque mal digeriti. Si tiene aperto un dibattito non solo interno alla scuola ma anche nell’opinione pubblica.

I rischi riguarderebbero però la fase due, qualora i quesiti referendari fossero dichiarati ammissibili e indetto il referendum.

Abbiamo visto come è finito l’ultimo referendum sul tema ambientale delle trivellazioni in mare. Dopo le storiche consultazioni degli anni Settanta-Ottanta, gli italiani non hanno mai partecipato in percentuale da quorum, e anche quando l’hanno superata si sono sentiti presi in giro, perché in alcuni casi la volontà popolare è stata disattesa. La crescente disaffezione al voto va messa in conto con le relative conseguenze.

La scuola inoltre non è un tema che appassiona il vasto pubblico. L’abbiamo visto lo scorso anno. Sulla riforma della Buona Scuola solo una minima percentuale di italiani si dichiarava informata, e la stessa consultazione voluta da Renzi a settembre 2014 è stata un flop come partecipazione.

Di più, c’è il rischio molto concreto che una parte dell’opinione pubblica si schieri a favore del potere dei presidi di scegliere e valutare quei “corporativi” degli insegnanti che non ne vogliono sapere di essere valutati. Qualcuno dice un italiano su due. Leggiamo spesso sui media interventi di cittadini che ce l’hanno con gli insegnanti per tanti motivi. La reazione è sempre di forte sdegno dentro la scuola, ma di consenso istintivo e qualunquistico fuori da scuola. La campagna di stampa verterebbe sugli argomenti che fanno audience e sarebbe ben difficile “bucare il video” con una informazione seria e competente.

Nel caso poi che non si raggiungesse il quorum come è prevedibile, Renzi avrebbe gioco facilissimo al trionfo: proclamerà con la fanfara che gli italiani hanno espresso il consenso alla sua riforma. È il tassello che gli manca dopo i voti di fiducia ottenuti dalla sua esigua, composita ed equivoca maggioranza, che un comico come Crozza mette sotto gli occhi degli italiani meglio della stampa ufficiale.

Però una soluzione ci sarebbe: mandare a casa Renzi col referendum istituzionale di ottobre e votare successivamente solo per chi si impegna in modo chiaro e preciso a cambiare gli aspetti controversi della legge 107.

Non dimentichiamo che, se adesso ci troviamo in questa situazione, è perché chi guidava il PD alle elezioni del 2013 non ha saputo dire con chiarezza cosa voleva fare proprio della scuola, spostando una fetta consistente di voti verso le nuove forze politiche di protesta.

 

Tutte le informazioni sul referendum abrogativo di quattro norme della legge 107/2015 detta “Buona Scuola” si trovano a questo link:

http://www.referendumscuola.org/

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.