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Blog Nicola Bruni

Pubblicità ingannevole nel quesito del referendum

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La "pubblicità ingannevole" è considerata per legge, in Italia, un illecito civile, sanzionabile dall'Antitrust con una grossa multa. Ma soltanto se viene applicata alle attività commerciali, industriali, artigianali o professionali. Non al campo della politica, nel quale è incivilmente lecito propagandare bugie, allo scopo di indurre in errore i cittadini quando vanno a votare.

    E' quanto sta accadendo con il quesito tendenzioso (a favore del "sì") proposto per il referendum del prossimo 4 dicembre sulla legge di riforma costituzionale "Boschi Verdini", e che dice:

    "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione', approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?".

    Tre sono gli elementi di pubblicità ingannevole contenuti in questa formulazione, che riprende il titolo bugiardo della legge di riforma:

1) "il superamento del bicameralismo paritario", che avviene solo in parte ma rimane in vigore per molti temi, prestandosi a conflitti istituzionali per le leggi di competenza mista o incerta;

2) "la riduzione del numero dei parlamentari", che si applica solo ai "senatori" e non ai deputati, determinando un eccessivo squilibrio tra i due rami del Parlamento (che restano due) ;

3) "il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni", che a conti fatti è minimo (anche perché l'apparato burocratico del Senato rimane in piedi, con gli "stipendi d'oro" dei suoi numerosi dipendenti) e che invece potrebbe essere attuato in misura molto più sostanziosa senza cambiare la Costituzione e limitare gli spazi di democrazia.

    Per di più, il quesito non fa cenno alla soppressione delle province, che è un aspetto importante dalla riforma ma è poco gradito ad una gran parte dell'elettorato periferico.

    La cosa grave è che a proporre questa vera e propria "domanda trabocchetto" ai cittadini chiamati a votare sono le pubbliche istituzioni preposte al referendum, che così vengono meno al dovere di imparzialità tra il "sì" e il "no". Dovere di imparzialità al quale dovrebbero attenersi anche i membri del Governo, se avessero il Senso dello Stato.

    Sarebbero altre le domande che i cittadini dovrebbero trovare sulla scheda referendaria. Per esempio:

- Volete che i senatori siano ridotti da 315 a 100 e che i deputati restino 630?

- Volete che i senatori non siano eletti dai cittadini ma nominati dai partiti attraverso i Consigli regionali?

- Volete che siano ridotti i poteri delle sole Regioni a statuto ordinario e non quelli (già speciali) delle Regioni a statuto speciale?

    Inoltre, se si avesse rispetto per la sovranità popolare, si dovrebbe dare agli elettori la possibilità di esprimersi con un sì o con un no su singoli temi, invece di costringerli ad ingoiare o a rigettare "il rospo" della riforma per intero.

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Romano, sposato, padre di due figli, nonno di due nipoti, giornalista e scrittore, curatore del giornale online Belsito con vista, già insegnante di lettere. E’ autore del libro "Ad cathedram - Spirito e materie", edito da La Tecnica della Scuola