NEWSLETTER   NOTIZIE DEL GIORNO ULTIMO

 

CARTA DOCENTE 980X40

  • Home
    Home Questo è dove potete trovare tutti i post del blog in tutto il sito.
  • Bloggers
    Bloggers Cerca il tuo blogger preferito da questo sito.
  • Archivio
    Archivio Contiene un elenco di blog che sono stati creati in precedenza.

Blog Gianluca Rapisarda

Per un'Europa "Unita ed inclusiva" per tutti

  • Dimensione carattere: Maggiore Minore
  • Stampa

Oggi 25 Marzo 2017, alle ore 10, a Roma presso il Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, si celebrerà il 60° anniversario della firma dei trattati dell’Unione Europea . Si tratterà di un momento unico di incontro e di riflessione anche per tutti i movimenti italiani e le associazioni di e per persone con disabilità , per” guardare” fuori dei confini di casa nostra.

Sono più di 50 milioni i cittadini disabili , pari al 10% dell’intera popolazione europea, con seri problemi di integrazione sociale: questo il dato diffuso dall’European Disability Forum (EDF), da venti anni in prima linea nella lotta per la tutela dei loro diritti.

Il primo ostacolo da abbattere è quello culturale, spingendo la società civile europea a volgere lo sguardo oltre il proprio cortile, oltre l’indifferenza che” acceca” la solidarietà, verso nuovi orizzonti di umanità. Un messaggio questo che proprio in occasione dell’importantissima ricorrenza di oggi, noi Organizzazioni di e per disabili vogliamo lanciare   chiedendo un confronto diretto col mondo politico del nostro Paese e con le Istituzioni europee , che devono ritrovare la propria natura rimettendo l’uomo al centro della scena.

Una nuova” alba” può sorgere, una “rivoluzione copernicana” può compiersi solo in uno Stato ed in un continente civile che fanno dei più deboli i protagonisti della collettività. Un percorso possibile, solo se si rovescia la scala dei valori, che nell’epoca contemporanea , anche nella nostra Italia e nella nostra Europa Unita vedono al primo posto “la globalizzazione selvaggia” e la “santificazione del denaro.”

Chi scrive vuole sottolineare come il 60° della firma dei  Trattati di Roma cade, non a caso, nel 2017. Un anno “straordinario”, a dieci anni dall’entrata in vigore della convenzione da parte delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone con disabilità e in cui si celebra il ventennale del Trattato di

Amsterdam, con cui sono state gettate le basi per una politica europea unitaria contro la disparità.

E’ giunto il momento di fare azioni concrete all’interno dell’UE. A tal proposito, la suddetta EDF, l'organizzazione che rappresenta i disabili europei, la cui mission è quella di assicurare ai cittadini con disabilità un pieno accesso ai diritti umani fondamentali, sta lavorando alacremente e continuerà a lavorare con le principali Istituzioni europee per il  raggiungimento di alcuni fondamentali obiettivi strategici.

Tra di essi, basterà citare quello di garantire l’attuazione a livello europeo della Convenzione ONU del 2006 sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) e di procedere alla revisione della strategia europea sulla disabilità e su quella di Europa 2020, nonché sull'adozione della legge europea "Accessibilità e della direttiva generale anti-discriminazione".

La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità è sicuramente, pure per l’Unione Europea, tra le conquiste più avanzate degli ultimi anni . Essa rappresenta  un rilevantissimo strumento internazionale vincolante tutti gli Stati membri , un” cambiamento culturale e legislativo” di approccio alla disabilità, vista non più come un problema di salute ma una questione di diritti umani.

E tuttavia, e sotto gli occhi di tutti il clima di estrema incertezza e precarietà che imperversa quotidianamente in Europa e nel nostro Paese, nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, a scuola e per le strade.

Siamo un paese malato in una Europa incerta: dal 2008 respiriamo l'aria della recessione economica, o quantomeno della stagnazione. Da anni  il nostro” welfare” è fortemente condizionato dalle regole del patto di stabilità sottoscritto con l'Unione Europea e ci indigniamo quando la commissione minaccia di irrogare le previste sanzioni. Siamo i fanalini di coda di un continente che non crede più in se stesso (e la Brexit ne è una drammatica testimonianza).
Un continente che ha smarrito la strada e non è più in grado di garantire quel modello sociale che aveva saputo coniugare armonicamente lo sviluppo economico e la giustizia sociale. L'Europa dell'euro e dell'allargamento degli Stati partner soffre la sindrome della”Torre di Babele”: vittima delle furbizie e degli egoismi nazionalistici e degli ormai frequenti attentati terroristici, è incapace di elevarsi alla dimensione di una sintesi che esprima un pensiero forte in grado di animare le sue istituzioni.

Di fronte allo tsunami della competizione aggressiva degli USA e degli Stati asiatici, l'Europa si è fatta trovare impreparata, fortunatamente non ha costruito uno scudo “protezionistico”, non ha eretto nessun muro, ma non è stata neppure in grado di trovare un giusto rimedio ed un adeguato “argine”. Una cosa però l'ha fatta: ha abbandonato i valori della solidarietà , della giustizia sociale  e delle pari opportunità, tipici della civiltà mediterranea che l’hanno sempre contraddistinta, rinunciando così allo stato sociale e condannando le persone più fragili e con disabilità ad una condizione di emarginazione e di discriminazione.

Eppure, a mio parere , ci sono tutti i margini perché l'Italia e l’Europa possano guarire da questa grave   malattia, riscoprendo le loro radici e la loro identità e trovando in esse nuova linfa, per una nuova partenza, per un diverso approdo.

La ricetta migliore per questo nuovo “slancio” europeo è quella di una azione di sistema e di una stretta sinergia operativa tra l’UE e l’EDF. Tale visione strategica “europea” potrà sicuramente migliorare la qualità della vita dei cittadini europei con disabilità ,contribuendo ad una concreta attuazione della Convenzione ONU sui loro diritti.

Infatti, solo il rispetto generalizzato da parte di tutti gli Stati membri dell’UE della C.R.P.D. del 2006 potrà promuovere finalmente la creazione di una rete europea di attori e soggetti istituzionali e non ,capace di garantire la costruzione di un progetto di vita realmente indipendente  di tutte le persone con disabilità, assicurando loro l’autodeterminazione , la piena partecipazione e la cittadinanza europea attiva.

“Le persone disabili chiedono pari opportunità e non beneficenza e Non discriminazione+azione positiva =integrazione sociale”: questi sono i due principali slogan della “Carta europea dei diritti” di Nizza del 2000 e della Dichiarazione di Madrid del 2003, su cui si fonda la convenzione delle Nazioni Unite del 2006.

Grazie a tali fondamentali documenti (oltre al già citato trattato di Amsterdam del 1997), l'Unione Europea, al pari di tante altre regioni nel mondo, ha fatto molti passi in avanti negli ultimi decenni, evolvendo da una filosofia paternalistica verso le persone disabili ad un approccio che, invece, permette loro di prendere le proprie decisioni. Il vecchio atteggiamento, basato in gran parte sulla compassione per la loro mancanza di autonomia e di difesa, è oggi considerato inaccettabile. La situazione si sta evolvendo, dall'obiettivo di riabilitare l'individuo così da inserirlo nella società, verso una concezione universale mirata a modificare la società al fine di adattarla alle necessità di tutti e di ciascuno, ivi comprese le persone con disabilità.
Mettere in pratica queste strategie porterà beneficio non solo alle persone disabili ma a tutta la società europea  nel suo insieme. Una società che esclude parte dei suoi membri, infatti, è una società impoverita.

L’auspicio, pertanto, è che le azioni volte a migliorare le condizioni delle persone disabili possano favorire anche la creazione di un Europa autenticamente “unita” e solidale e di  un mondo flessibile e inclusivo per tutti.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti :

 

in Uncategorized Visite: 835
Docente di storia e filosofia di un liceo scientifico, da non vedente, è stato presidente dell’Istituto  per ciechi di Catania ed è direttore scientifico dell’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’Uici. Si interessa di pedagogia speciale e di didattica inclusiva e scrive per diverse riviste e portali sulla disabilità