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Blog Nicola Bruni

Ministre, aspiranti premier e congiuntivi

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    "Mi chiami ministra, prego!". Si racconta che la senatrice Valeria Fedeli, titolare del ministero della Pubblica istruzione, lo scorso 8 aprile abbia corretto un giornalista che l'aveva chiamata "ministro", durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi. E che abbia motivato quel suo richiamo sostenendo che la parità di genere si raggiunge anche distinguendo il femminile dal maschile nell'uso dei sostantivi.

   Brava! Concordo con lei e la applaudo. Anche perché ha avuto il coraggio di prendere le distanze dalla diva Maria Elena Boschi che, quando era ministra delle Riforme costituzionali del Governo Renzi, dichiarò in tv che preferiva essere chiamata "ministro". All'epoca, io trovavo insopportabilmente ridicolo che, su quel presupposto, alcuni giornalisti riferissero nelle loro cronache, per esempio, che "il ministro Boschi si è dichiarata soddisfatta", inventando così una specie di ermafrodito sintattico.

    Peraltro, ho rivalutato, nella mia considerazione personale, la ministra Fedeli dopo averla sentita parlare alcune volte in tv da donna colta e prudente, che fa un uso corretto e appropriato della lingua italiana: una ministra della Pubblica istruzione non laureata - è vero - ma che, almeno, non sbaglia i congiuntivi, a differenza di quanto capitava a due suoi predecessori laureati, dei quali non faccio i nomi, ma solo i cognomi: D'Onofrio e Gelmini.

   

    A proposito, ho notato che i due principali aspiranti "premier" del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, continuano a sbagliare i tempi dei congiuntivi esortativi e desiderativi nelle loro interviste televisive (dicendo, per esempio, "andassero", "facessero", "votassero", invece di "vadano", "facciano", votino"). E non si correggono, nonostante siano stati più  volte criticati e anche dileggiati per questi errori da giornalisti e avversari politici. Sembra quasi che lo facciano apposta, da impuniti, come se volessero dire al popolo dei loro potenziali elettori: "Noi siamo due come voi, che parlano sgrammaticato come voi infischiandosene della grammatica di regime; e quando andremo al governo introdurremo nuove regole sui congiuntivi... ovviamente dopo averle sottoposte al voto della rete".

*

    Nella foto, la ministra della Pubblica istruzione Valeria Fedeli.

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Romano, sposato, padre di due figli, nonno di due nipoti, giornalista e scrittore, curatore del giornale online Belsito con vista, già insegnante di lettere. E’ autore del libro "Ad cathedram - Spirito e materie", edito da La Tecnica della Scuola