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Blog Anna Maria Bellesia

Merito docenti e bonus: la sceneggiata continua

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Su merito docenti e bonus la sceneggiata continua. I colpi di scena si susseguono. Le valutazioni politiche si intrecciano con gli aspetti legali e sindacali.

Proviamo a fare il punto di una operazione che mobilita enormi energie sul piano della discussione teorica, stenta a procedere sul lato pratico, e mette in campo risorse più turlupinanti che valorizzanti.

Secondo il governo, i 200 milioni di euro previsti dalla legge 107 sono fondi aggiuntivi extracontrattuali finalizzati a premiare il merito. Tuttavia, il nodo del contendere è la “natura di retribuzione accessoria” che la legge 107 attribuisce al bonus. I sindacati hanno messo in atto un braccio di ferro col Miur, perché non sono disposti a perdere terreno su questo punto e sono pronti a un duro contenzioso. I dirigenti scolastici rivendicano il loro ruolo decisivo attribuito dalla legge nella assegnazione del bonus. I docenti in diverse scuole fanno resistenza perché temono meccanismi clientelari e dinamiche conflittuali. Il Ministero sembra prendere tempo convocando riunione dopo riunione. E Renzi non è più tanto convinto di “andare avanti a testa dura” come un anno fa. In primavera ci sono le elezioni in molte città e bisogna essere più prudenti.

Gli “orientamenti” subito ritirati

A dare “orientamenti” in materia ci ha provato una Nota dell’Usr del Veneto del 16 febbraio, argomentando che la legge 107 non intende assoggettare il bonus alla contrattazione integrativa di istituto, perché si tratta di un apposito fondo annuale per la valorizzazione del merito del personale docente, attribuibile secondo i criteri e le modalità definiti nella legge stessa. Viene richiamato l’art. 40, comma 1, del Dlgs. 165/2001, in base al quale nelle materie relative alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio “la contrattazione collettiva è consentita negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge”. Inoltre, ai sensi del comma 196 della legge 107 “sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge”. Insomma secondo l’Usr “la contrattazione collettiva di istituto sui criteri per la valorizzazione dei docenti non è ammissibile”.

La Nota è stata ritirata dopo pochi giorni per la sollevazione congiunta di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal, che l’hanno bollata come approssimativa e avventurosa.

La riproposta del metodo reputazionale

Ad appoggiare la tesi che “nessuna contrattazione deve essere consentita in questa materia” si è schierato Attilio Oliva  Presidente dell'Associazione Treellle sulle pagine del Sole24Ore.

Oliva già aveva collaborato con la Gelmini nel 2011 al tanto discusso progetto sperimentale Valorizza, basato sulla “valutazione reputazionale di tipo olistico” fatta con questionari destinati ai genitori e agli studenti. Progetto cassato dopo un anno di sperimentazione dalla stessa Gelmini, perché anche gli osservatori dell’Ocse non avevano riconosciuto né un fondamento come metodo, né una utilità ai fini del miglioramento della qualità e dei risultati degli apprendimenti.

Oliva lo sa benissimo. Perché allora riproporre quel metodo? Semplice: le risorse destinate ad ogni scuola saranno talmente esigue che una premiazione, per essere dignitosa, non può essere attribuita a più del 10% del personale, altrimenti sarebbe una “risibile mancia”. Secondo Oliva pertanto, conviene individuare i 10 migliori docenti di ogni scuola sulla base della reputazione, operazione facile che consente fra l’altro di scansare le contestazioni, che sorgerebbero inevitabilmente allargando la platea.

Il ritorno al punto di partenza

Gira e rigira siamo così tornati indietro di anni, praticamente al punto di partenza di cui si parla da sempre. Individuare e premiare il merito del singolo docente è un rebus finora insolubile sul piano qualitativo, quello che fa la differenza fra il bravo docente, il mediocre e l’inetto. Si arrangino le scuole, ha detto il furbone di Renzi, vediamo cosa viene fuori, e ne riparleremo fra tre anni. Alla fine si punterà come al solito su criteri quantitativi, ovvero i compiti aggiuntivi didattici ed organizzativi. Con buona pace di tutti quei docenti che in classe si dedicano con entusiasmo, professionalità e capacità al loro lavoro quotidiano al quale non sarà riconosciuto alcun merito.

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.