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Blog Nicola Bruni

La "kultura" delle citazioni da commentare agli esami di maturità

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All'indomani della prima prova scritta degli esami di maturità 2017, ripropongo l'elaborato immaginario di una candidata agli esami del 2002, che - mutate tracce e nomi degli autori - poteva essere stato scritto ieri, per la tipologia "articolo di giornale".
*
Titolo dell’articolo: Così parlò Zarathustra. Occhiello: Riproposta agli esami di Stato la “kultura” delle citazioni. Sottotitolo: La testimonianza di una candidata.

 

La “memoria storica” sugli esami di maturità, che ho acquisito attraverso lo studio dei titoli delle prove scritte degli ultimi venti anni, mi suggerisce questa riflessione: nel nostro Paese cambiano le repubbliche, le maggioranze di governo, i ministri dell’Istruzione e perfino le formule degli esami, ma non cambia la mentalità di chi propone i temi di italiano. 

Mi sono fatta l’idea che si tratti di persone “altolocate” che non assumono come criterio quello (indicato dalla legge) di mettere ciascun candidato in condizione di “esprimere liberamente la personale creatività” al fine di dimostrare la competenza raggiunta nell’uso della lingua scritta. 

No, il loro scopo principale sembra quello di far bella figura sui giornali, esibendosi in dotte citazioni di autori talvolta illustri, talvolta illustri-sconosciuti, che gli studenti sono invitati a commentare rispettosamente: Ipse dixit... Così parlò Zarathustra. 

 

In seconda battuta, essi mostrano di volersi servire dell’esame di italiano per “promuovere” la conoscenza di uno scrittore, di un poeta, di un movimento culturale, di un personaggio, di un evento storico o di una particolare tesi interpretativa. 

 

Ma veniamo al tema da me scelto per redigere un articolo di giornale: “La memoria storica tra custodia del passato e progetto per il futuro”. Io ho cominciato subito a parlare del mio “progetto per il futuro”, che al momento prevede una laurea in scienze politiche, una carriera da giornalista, un matrimonio d’amore, due o tre figli, un’attiva partecipazione alla vita sociale... Che spunti giornalistici mi fornivano, al riguardo, i brani dei quattro autori proposti per l’articolo che avrei dovuto scrivere? Nessuno. Aria fritta, del tipo “brevi cenni sull’universo”. 

A quel punto, mi sono domandata che razza di articolo stavo scrivendo. A chi poteva interessare la storia dei miei nonni e dei miei genitori, dei sacrifici che dovettero affrontare per salire nella scala sociale, dell’educazione affettiva, morale, religiosa e intellettuale che hanno saputo darmi fin da bambina? 
Mi sarei coperta di ridicolo dichiarando su un giornale che il mio “progetto per il futuro” poggiava le sue fondamenta nei diversi ma convergenti vissuti dei miei antenati. 
Via! Per confezionare un articolo secondo le regole del migliore giornalismo, ci vuole ben altro: la notizia, la polemica, il paradosso, lo scandalo...

 

Perciò, ho cancellato tutto, ho cambiato foglio, e ho ricominciato a comporre il “pezzo” attaccando:
“Il Sessantotto dei nostri nonni, che volevano portare la fantasia al potere, ha attraversato invano la scuola italiana, se ancora oggi il Ministero dell’Istruzione può permettersi di imporre agli studenti la Kultura dell’Ipse dixit, cioè la cultura autoritaria delle citazioni d’autore, senza essere subissato da un fitto lancio di pomodori...”.

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Romano, sposato, padre di due figli, nonno di due nipoti, giornalista e scrittore, curatore del giornale online Belsito con vista, già insegnante di lettere. E’ autore del libro "Ad cathedram - Spirito e materie", edito da La Tecnica della Scuola