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Blog Aluisi Tosolini

Insegnanti e Dirigenti. E se ci liberassimo almeno dai reciproci pregiudizi?

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Il dibattito sul disegno di legge presentato dal governo in questi giorni sta prendendo una piega davvero particolare ed inquietante almeno su un punto, quello che riguarda la figura del dirigente scolastico.

Ovviamente è legittimo e doveroso esprimere le proprie critiche all’impostazione renziana ma non credo sia né corretto né giusto farlo usando argomenti bislacchi, a volte ingiuriosi, e che certo possono rovesciarsi addosso a chi li usa.

 

Il buon vecchio Bacone

 

Il filosofo Francesco Bacone è famoso per la sua teoria degli idola. Secondo Bacone, infatti, prima di iniziare un discorso – ed un discorso scientifico in particolare – occorre cercare di liberarsi dai pregiudizi che impediscono o sviano il discorso scientifico. Si tratta di quattro tipi di pregiudizi: idola tribus (connaturati alla mente umana), idola specus (derivanti dal temperamento e cultura di ciascuno), idola fori (che nascono dalle relazioni tra gli uomini), idola theatri (errori derivanti da scuole filosofiche, ecc.).

La lezione di Bacone è molto interessate, ed anche ironica se si pensa che il filosofo ricoprì in Inghilterra importanti cariche pubbliche divenendo, nel 1617, lord Guardasigilli e poi lord Cancelliere. Nel 1621 tuttavia fu processato per peculato e imprigionato. Liberato dopo pochi giorni, per un atto di clemenza, si ritirò a vita privata. Insomma, si dirà, tutto il mondo è paese.

Tuttavia cercare di liberarsi dai pregiudizi prima di affrontare temi importanti come la riforma della scuola mi pare davvero fondamentale. Del resto – e non vorrei sembrare saccente – sia la psicologia cognitiva, la psicologia dei gruppi  e la psicologia sociale evidenziano l’esistenza moltissimi tipi di biases intesi come distorsioni delle valutazioni causate dai pregiudizi. Per non dire poi del fatto che spesso tali distorsioni nascono anche dalla proiezione sull’altro delle proprie paure o delle proprie difficoltà.

 

Vogliamo giocare al massacro?

 

E, se volessimo giocare al massacro, potremmo sempre leggere il post del blog che precede questo mio intervento (“Con i presidi padroni la corruzione entrerà nelle scuole”, e il post prima parla del "Preside Mazzetta") come una proiezione di qualche insegnante e del suo vissuto su un ipotetico preside.

Ci si chiede cosa succederebbe se un Lupi telefonasse a un preside per perorare la causa di un suo qualche figlio (ipotetico docente o alunno poco cambia). Intendendo, ovviamnete, che tutti i presidi sarebbero lì immediatamente supini, proni, obbedienti. Forse perchè connaturalmente abietti, sembra!

Ma,  scusate, tanto per continuare il gioco al massacro,  non succede mai che un qualche Lupi telefoni a un qualche docente (a volte neppure occorre telefonare: basta il cognome….)  perché la valutazione sul figlio cambi? Sbocci? Conduca al 100 e lode alla maturità? E per questo diciamo forse che tutti i docenti sono corrotti o corruttibili? Assolutamente no: tutti i docenti – e giustamente – si arrabbierebbero non poco.

 

Suvvia, non scherziamo !

Usare generalizzazioni di questo tipo comporta dare del mafioso a tutti i dirigenti senza neppure conoscerli. Senza sapere cosa fanno e come si comportano davvero tutti i giorni.

Se si reputa che tutti i presidi sono mafiosi e corrotti ci si rechi in procura della repubblica e si denuncino in modo circostanziato i fatti.

Nel caso specifico: se dai del mafioso corrotto a me, sei pregato di andare in procura a denunciarmi. Oppure tacere.

Se invece intendi fare un ragionamento ipotetico fai pure, ma dì che è pura iperbole e pura ipotesi. E che vale uguale identica, come ipotesi, anche per tutti i docenti, i dsga, i bidelli. Del resto, specularmente,  qualcuno potrebbe asserire, e sarebbe davvero un pessimo errore,  che tutti gli insegnanti sono sfaticati, fannulloni, fanno lezioni pomeridiane a 40 euro l’ora in nero e senza pagare le tasse, ecc. ecc.

Solo che poi l’ipotesi deve esser dimostrata. E, se dimostrata, dovrebbe accadere come al buon Bacone che fu costretto ritirarsi a vita privata. Da qui la necessità della valutazione dei dirigenti e dei docenti.

 

Il dovere della critica e del conflitto argomentati 

 

Su temi di questa portata non è davvero il caso di scherzare. 
E se si fa sul serio sarebbe il caso di smetterla. Non fosse altro perché a rimetterci è la dignità della scuola e di quanti vi lavorano come educatori e formatori.

Che cosa può infatti pensare un osservatore esterno leggendo simili ragionamenti? Che la scuola è una gabbia di matti dove ci si accusa vicendevolmente di essere corrotti e mafiosi e che nulla di educativo verrà mai da simile istituzione. Allora tanto vale chiuderla.

Ovviamente questo non significa essere d’accordo o meno con l’impianto del disegno di legge.

 

Ma, come dovrebbe fare sempre un educatore, significa solo chiedere che la critica, il dissenso, l’argomentare contrario, il democratico confliggere, almeno non si basino su biechi pregiudizi.

Con essi non si va e non si andrà da nessuna parte.

 

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Filosofo e pedagogista pone al centro dei suoi interessi l’interazione tra linguaggi digitali, processi educativi e dimensione globale della formazione. Dirigente scolastico, ha insegnato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e all’Università di Parma.