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Blog Anna Maria Bellesia

Il grattacapo dell’organico potenziato nell’autonomia potenziale

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Adesso che sono arrivati nelle scuole i nuovi assunti dell’organico potenziato, ci si rende conto che il potenziamento sarà un’alchimia possibile solo sfoderando il meglio dell’arte di arrangiarsi. Già, perché la domanda e l’offerta non combaciano affatto, almeno per l’anno in corso.

Nelle intenzioni dei riformatori, il nuovo "organico potenziato" deve corrispondere ai bisogni delle scuole per migliorare la qualità dell'offerta formativa. Certamente le 48mila assunzioni sono una operazione di grande risalto politico, come continuano a rimarcare le faraoniche dichiarazioni che sentiamo ogni giorno. Nella realtà però la parola più ricorrente è caos.

I motivi

Le nomine della fase C sono avvenute molto tardi. La maggior parte dei nuovi assunti aveva nel frattempo accettato un incarico annuale. Molti di loro hanno ragionevolmente optato per la chance di rimanere in servizio nella scuola dove sono supplenti esercitando la docenza su una cattedra. L’anno prossimo si vedrà.

Di fatto dunque il numero dei nominati è inferiore a quello chiesto dalle scuole. Quanto alle professionalità in arrivo, il più delle volte sono del tutto sballate rispetto ai bisogni espressi. Leggiamo sui giornali lo sconcerto di chi aveva chiesto italiano per far imparare la lingua ai bambini stranieri e non ha avuto neppure un insegnante di italiano. All’istituto tecnico industriale arrivano invece docenti di discipline pittoriche o di storia e filosofia, mentre l’insegnante di diritto capita dove non ci sono ore di diritto. Sembra proprio che di insegnanti di diritto ci sia un vero e proprio boom. Molti facevano gli avvocati, ma hanno scelto di lasciare gli studi legali per accettare un contratto a tempo indeterminato nella scuola, anche col rischio di trovarsi a fare il tappabuchi . Se in questo settore si è verificato un eccesso, d’altra parte le scuole lamentano che molti posti di sostegno sono rimasti vuoti, e non si possono certo coprire con un docente qualsiasi, perché ci vuole la specializzazione.

Le conseguenze

Hanno un bel dire i sindacati che tali docenti “sono stati assunti per le attività deliberate in relazione al potenziamento della didattica”, ma, se domanda e offerta proprio non coincidono, che fare?

Per le scuole, la priorità è la copertura delle supplenze. Anche la sostituzione dei vicepresidi resta un problema aperto, specialmente negli istituti affidati ad un reggente. Ma se fra i nuovi assunti non è arrivato qualcuno in grado di insegnare la stessa materia? Una scappatoia offerta dalla legge 107 è la possibilità per il dirigente scolastico di “utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché posseggano titoli di studio validi per l'insegnamento della disciplina e percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire”.

Comunque, nelle scuole ci sarà molto lavoro extra e non previsto di revisione dei piani iniziali, per cercare di rendere in qualche modo utile al miglioramento dell’offerta formativa il nuovo personale. Chi pensava di ampliare le attività di laboratorio dovrà mettere in campo progetti per l’inclusione, la dispersione o la legalità che va sempre bene. Un progettino sull’arte pittorica può arricchire anche uno studente di meccatronica. Dopo tutto la consapevolezza artistica è una competenza chiave a livello europeo. Insomma il rischio dell’improvvisazione è concreto e forse inevitabile.

I sindacati, dal canto loro, si preoccupano di tutelare i neo assunti da un utilizzo di mero “sfruttamento”. Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno pubblicato un vademecum con il quale danno indicazioni alle Rsu per la stipula di un contratto integrativo di istituto che tenga conto di queste situazioni. Per esempio, attraverso la definizione di limiti orari per le sostituzioni, per le attività funzionali all’insegnamento, per la flessibilità delle attività para o extracurricolari.

L’autonomia “potenziale”

Solo l’anno prossimo vedremo, a regime, come funzionerà il PTOF. Per ora, possiamo constatare che la tanto celebrata “autonomia potenziata” è ancora potenziale. E di sicuro le scuole dovranno mettere in campo tutte le proprie autonome potenzialità per far fronte ad una situazione caotica, dove le aspettative di avere risorse utili rispetto ai bisogni sono andate disattese, e l’unico rimedio sta nel “reinventarsi” un utilizzo proficuo delle risorse capitate a caso, per non sprecarle.

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.