NEWSLETTER   NOTIZIE DEL GIORNO ULTIMO

 

CARTA DOCENTE 980X40

  • Home
    Home Questo è dove potete trovare tutti i post del blog in tutto il sito.
  • Bloggers
    Bloggers Cerca il tuo blogger preferito da questo sito.
  • Archivio
    Archivio Contiene un elenco di blog che sono stati creati in precedenza.

Blog Nicola Bruni

I valori educativi del presepe a scuola

  • Dimensione carattere: Maggiore Minore
  • Stampa

Il presepe, per i cristiani, è la rievocazione artistica del più grande avvenimento della storia: la nascita - a Betlemme, in Palestina, sotto il dominio romano dell’imperatore Augusto - di Gesù, “il Salvatore del mondo, Dio che si è fatto uomo ed è venuto ad abitare fra noi”. Ed è una rappresentazione simbolica che ripropone visivamente importanti valori morali dell’umanesimo cristiano:

la sacralità della vita umana nascente, della maternità della donna e della famiglia fondata sul matrimonio;

la pari dignità di figli di Dio delle persone umili, i pastori, chiamati per primi ad incontrare Gesù bambino e a ricevere il suo annuncio di salvezza;

la generosità nell’aiutare chi è nel bisogno, come virtù anche dei poveri;

la pace e la pacifica convivenza fra popoli diversi (nell’annuncio degli angeli “Pace in terra agli uomini di buona volontà”);

l’accettazione dei doni portati dai rappresentanti di altri popoli e culture (i Magi venuti dall’Oriente);

il rispetto e l’amore per la natura creata da Dio (il cielo stellato, la campagna, le montagne, i corsi d’acqua raffigurati nel presepe) e per gli animali, chiamati anche loro (il bue, l’asinello, le pecorelle) a popolare la scena della Natività, per riscaldare con il fiato il Bambinello e fargli compagnia.

 Peraltro, la nascita di Gesù avvenne in circostanze drammatiche: Dio volle farsi uomo nascendo come un povero figlio di immigrati senza casa, costretti prima a cercare alloggio in una stalla, “perché non c’era posto per loro nell’albergo” (secondo il Vangelo di Luca), e poi a rifugiarsi da clandestini in Egitto per sottrarsi ad una persecuzione assassina (quella del re Erode che ordinò la “strage degli innocenti”, cioè di tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù).

L’albergo in cui “non c’era posto” per una madre in procinto di partorire (e nessuno le cedette il suo) è il simbolo del nostro egoismo, mentre la “mangiatoia” in cui Maria “depose” il Bambino appena nato è un invito a immedesimarci nelle gravi difficoltà in cui versano tante persone povere.

  

Aldilà del suo significato religioso, il presepe ha anche il valore “laico” di rievocazione storico-artistica della nascita di un grande maestro di vita, un grande educatore dell’umanità, il cui insegnamento ha largamente orientato l’evoluzione della civiltà umana divenendo il fondamento costitutivo della civiltà europea: ragion per cui anche nel mondo non cristiano si accetta di contare gli anni dalla data convenzionale della sua nascita.

Quella del presepe è una tradizione natalizia genuinamente italiana e non consumistica, profondamente radicata nella cultura popolare del nostro Paese. La iniziò nel 1223 uno degli italiani più illustri, il più amato nel mondo, San Francesco d’Assisi, realizzando a Greccio (nei pressi di Rieti) il primo presepe con personaggi viventi. Fu lui a mettere nella capanna di Gesù bambino il bue e l’asinello, di cui non parlano i Vangeli.

Perché la scuola non dovrebbe far conoscere questa nostra bella tradizione agli studenti che provengono da altre culture?

*

Nella foto, il presepe nella scuola media statale Teodoro Mommsen di Roma.

in Uncategorized Visite: 2891
Romano, sposato, padre di due figli, nonno di due nipoti, giornalista e scrittore, curatore del giornale online Belsito con vista, già insegnante di lettere. E’ autore del libro "Ad cathedram - Spirito e materie", edito da La Tecnica della Scuola