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Blog Anna Maria Bellesia

Fretta Superficialità Arroganza: gli errori capitali della Buona Scuola

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La Buona Scuola “renziana” sta attraversando un momento di oggettiva difficoltà: supplentite cronica, ricorsi, probabili errori, scuole ingolfate e per niente potenziate.

I giornali cominciano a raccogliere e descrivere spaccati di scuola reale, mentre un anno fa costruivano i loro articoli sui comunicati stampa e le slides governative. Così la scuola dei sogni renziani va a sbattere contro la scuola dei fatti quotidiani, dove dopo due mesi mancano ancora troppi prof, dove ogni settimana c’è un episodio di sicurezza a rischio, e dove neanche il più ottimista può scorgere, misurare, monitorare miglioramenti ed incrementi di soddisfazione e di qualità.

Lo stesso Renzi comincia a rendersene conto e ha fatto una parziale autocritica. Ma non ha capito gli errori, che tenta di scaricare in toto sulla Giannini. Per migliorare invece, prima bisogna capire gli errori, come ogni insegnante dice ai suoi alunni. Da professionisti della scuola, proviamo a spiegarglieli noi.

La Fretta

Renzi va di fretta e in poco tempo vuole cambiare verso all’Italia. La scuola chissà perché è sempre stata il suo pallino. Così in soli due mesi ha fatto stendere ai suoi consulenti di fiducia l’accattivante opuscolo chiamato Buona Scuola, con la riforma del secolo e la svolta epocale. Era il settembre 2014. A stretto giro, è partita la finta consultazione. Dopo due mesi erano già pronte le slides con i risultati. Hanno partecipato in pochi alla consultazione pro forma, e questa è stata la prima delusione. Ma il premier ha tirato dritto, infischiandosene dei pareri di quei pochi che si erano espressi, e asfaltando le proteste di chi a scuola ci lavora. Via di corsa coi colpi di fiducia, e voilà la rivoluzionaria riforma è servita il 13 luglio 2015. E poi in rapida successione le assunzioni in massa con l’algoritmo esoterico. Dentro oltre 100mila nuovi assunti con le fasi Zero, A, B, C. Una cosa mai vista in così poco tempo. Finalmente la svolta, dicono, l’autonomia potenziata, e tante novità …

La Superficialità

Renzi ha ammesso un errore di “comunicazione”. Ma l’errore capitale è stato quello di affidare la riforma della scuola a degli esperti di comunicazione e non di scuola. I quali si sono messi al lavoro elaborando alcune idee “innovative” già pronte all’uso che giravano nella cerchia di Confindustria Education dal 2008. Hanno confezionato un bell’opuscolo accattivante per l’opinione pubblica. Il premier ha ritenuto che bastasse questo per creare consenso. E ha dato l’ordine di avanti tutta, convinto che la palingenesi fosse a portata di mano. Chiunque avanzasse delle osservazioni o perplessità era un gufo. Anche i sindacati erano da rottamare.

Riformare la scuola non è tuttavia così semplice come presentare delle slides in Tv. Specialmente se le intenzioni sono di sconvolgere gli organici di 750mila docenti introducendo gli ambiti territoriali e la chiamata diretta,  immettere in ruolo 100mila nuovi assunti, aprire un concorso per altri 60mila, tutto nel giro di pochi mesi, senza una previsione di gradualità, senza una fase transitoria, procedendo per slogan, sottovalutando gli aspetti tecnici bollati come tecnicismi … Beh, o sei in grado di far funzionare l’orologio svizzero o è caos.

L’Arroganza

La fretta è cattiva consigliera, diceva un vecchio saggio proverbio. Ma l’arroganza ancora di più. L’arrogante suppone che, avendo il potere, può fare qualsiasi cosa senza dare retta a nessuno.

La legge 107, elaborata in pochi mesi, consiste in un solo articolo di 212 commi, con una ventina di obiettivi tutti prioritari e fondamentali, e una ventina di deleghe (i cui termini scadono a gennaio) praticamente su tutte le materie che riguardano la scuola, dal reclutamento alla “valorizzazione” della professione docente, dalla revisione dei percorsi dell’istruzione professionale alla valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, agli esami di stato, al riordino organico di tutte le disposizioni normative.

Un lavoro titanico che riguarda e coinvolge non solo il milione di dipendenti, ma i diversi milioni di utenti fra studenti e famiglie. Per riuscirci, bisogna conoscere benissimo tutti i meccanismi di funzionamento del sistema, o almeno ascoltare chi li conosce, e avere ben chiaro cosa fare per arrivare dove con quali mezzi e in tempi realistici. A risultati raggiunti, allora sì, possono suonare le fanfare.

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.