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Blog Anna Maria Bellesia

Formazione obbligatoria sì, carriera e contratto no

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Nuovi obblighi, niente carriera, contratto scaduto e stipendi congelati: potrà funzionare il piano nazionale di formazione? Ha un bel dire la ministra Giannini che sulla formazione permanente “siamo davanti ad un cambio di paradigma culturale”. Il punto debole è il mancato collegamento tra la formazione obbligatoria, un reale sviluppo di carriera e il rinnovo contrattuale. Col rischio di vanificare in gran parte i risultati attesi e le risorse investite.

L’obiettivo ambizioso del Ministero è di coinvolgere il 100% dei docenti, con ricadute misurabili, rispetto alla percentuale attuale che è del 75-76%. Me le intenzioni si scontrano contro due ostacoli che non si possono trascurare: il Contratto scaduto nel 2009 e l’impatto dei nuovi obblighi sul corpo docente.

Più obblighi e stipendi congelati” è il refrain più ripetuto nei social. Dal 2009 gli stipendi degli insegnanti, già bassi, sono diminuiti in termini reali del 10%, mentre i carichi di lavoro e gli adempimenti sono aumentati in modo esponenziale. In questa situazione, come si fa ad aspettarsi dal corpo docente la disponibilità di partecipazione costruttiva?

La legge 107/2015 dice che la formazione in servizio dei docenti è obbligatoria, e quindi un dovere. Ma diritti e obblighi relativi al rapporto di lavoro sono determinati contrattualmente (D.lvo 165/2001 aggiornato alla riforma Brunetta). La partita del rinnovo contrattuale non è ancora cominciata.

Il piano, inoltre, non fa chiarezza fra dovere professionale e sviluppo professionale, termine col quale nel documento si intende: il miglioramento delle competenze personali, il miglioramento a livello di scuola, il miglioramento a livello di sistema. Ma niente “carriera”. Al singolo docente, avere un bel curriculum può servire al massimo per ottenere qualche incarico o bonus accessorio da parte del dirigente, o la priorità nella chiamata diretta.

Ma come funzionano le cose in Europa? La strategia per migliorare i sistemi educativi punta indubbiamente su una formazione continua, strutturale e sostenuta finanziariamente. Lo sviluppo professionale lungo tutto l’arco della carriera comprende opportunità di apprendimento formali, informali e non formali. L’obbligatorietà tuttavia vige soltanto in una parte degli stati membri, e l’impegno non supera i 3-5 giorni all’anno. In altra buona parte degli stati, la formazione è opzionale. Generalmente è incentivata, perché collegata alla possibilità di ottenere una promozione. “L’incentivo più comune per la partecipazione ad attività di sviluppo professionale continuo è la possibilità di ottenere una promozione. Raramente lo sviluppo professionale continuo è l’unica condizione per l’avanzamento di carriera, ma spesso rappresenta un prerequisito necessario” (Insegnanti in Europa, Indire 2013).

Per i docenti italiani invece ci saranno nuovi obblighi, niente carriera e stipendi congelati. Aldilà degli annunci, cosa c’è realisticamente da aspettarsi?

 

Documenti: Miur, Piano nazionale per la formazione dei docenti 2016-2019

Per approfondire: Piano formazione docenti: le buone intenzioni e le criticità.

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.