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Blog Anna Maria Bellesia

Formazione docenti: la frenata del Miur. Paura del referendum?

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Qualcuno deve avere consigliato la ministra più impopolare del governo Renzi, in vista dell’imminente referendum sulla riforma costituzionale, a non esacerbare gli animi anche sulla formazione dei docenti.

Constatiamo infatti che la Nota Miur del 15 settembre 2016, con le “indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate al personale scolastico”, segna un bel passo indietro rispetto al Piano Nazionale per la Formazione presentato ai sindacati alla fine di agosto. Il Piano era allora poco più che una bozza sintetica, ma aveva già sollevato una montagna di discussioni. Indigeribile per i sindacati perché, prima della legge 107, la formazione era materia contrattuale. Percepito nelle scuole come l’ennesima incombenza soffocante, col tormentone del numero di ore da fare e relative modalità.

Il Piano era destinato a suscitare un ampio malcontento. Infatti, forse andando oltre a quanto previsto dalla legge 107, la formazione obbligatoria veniva quantificata per ogni triennio in almeno 125 ore di impegno, di cui almeno 40 ore in presenza.

Una cosa esagerata. Da un lato perché non considera la formazione maturata dai docenti in tanti anni di servizio, dall’altro perché quantifica un numero spropositato di ore. Basta pensare che si tratta del doppio rispetto a quanto devono sostenere, ad esempio, tutti gli altri professionisti: giornalisti, ingegneri, architetti, avvocati, per i quali la formazione obbligatoria è sui 60 crediti in un triennio, con la corrispondenza all’incirca di 1ora=1 credito, e con la possibilità di acquisire i crediti anche solo con eventi formativi online o di tipo “informale”.

Dunque i prof sono davvero così “asini e capre”, come abbiamo letto sui giornali di agosto, tanto da necessitare di una formazione doppia?

Nella prima bozza del Piano Nazionale di Formazione, viene istituito anche il portfolio delle competenze del docente da aggiornare annualmente con i crediti formativi ottenuti. Il dirigente scolastico cura poi la raccolta dei “piani di sviluppo professionale dei propri docenti”.

Ma di quale sviluppo professionale stiamo parlando? La “carriera” del docente non esiste affatto e, una volta aboliti gli scatti di anzianità, sarà appiattita per tutta la vita lavorativa sullo stipendio iniziale di 1.300 euro al mese. O chiamiamo “sviluppo professionale” lo sgomitare per 200-300 euro di bonus accessorio annuale assegnato dal Ds più o meno discrezionalmente?

Allora, cui prodest? A spiegarcelo è una nota della Flc Cgil a commento della prima bozza del Piano Nazionale di Formazione. L’istituzione del portfolio del docente ha una finalità chiarissima: i crediti formativi e il relativo portfolio di competenze servono al Ds per l’assegnazione di incarichi e bonus, ma soprattutto servono alla chiamata diretta per la sede di servizio. Questa è la Buona Scuola.

A indurre una prudente frenata è l’imminente chiamata alle urne sul referendum costituzionale. La Nota Miur del 15 settembre 2016 ha completamente tagliato ogni quantificazione oraria ed è scomparso ogni riferimento al portfolio delle competenze del docente. Rimane, è vero, il concetto di “sviluppo professionale continuo”, ma solo perché a parole suona bene.

Viene spiegato che l’obbligatorietà della formazione “non si traduce automaticamente in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma nel rispetto del contenuto del piano”, elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi del dirigente scolastico.

Inoltre: “Le scuole riconoscono come unità formative la partecipazione a iniziative promosse direttamente dalla scuola, dalle reti di scuole, dall'Amministrazione e quelle liberamente scelte dai docenti, purché coerenti con il Piano di formazione della scuola”.

Resta infine confermata l'assegnazione ai docenti di una “carta elettronica personale per la formazione e i consumi culturali”. Basterà per recuperare consenso?

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.