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Blog Paolo Bozzaro

False credenze... neuroscientifiche

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“Abitualmente usiamo solo il 10% del nostro cervello” – “I bambini sono meno attenti dopo aver preso bevande zuccherate e mangiato snack” – “Le differenze nella dominanza cerebrale (emisfero destro/emisfero sinistro) possono spiegare le differenze individuali fra gli studenti” – “L’apprendimento individuale migliora se si ricevono le informazioni attraverso il canale di apprendimento preferito (visivo, cinestesico, uditivo)” – “Brevi esercizi  di coordinazione migliorano l’integrazione tra le funzioni dell’emisfero destro e sinistro” – “Bere meno di 6 o 8 bicchieri di acqua al giorno può causare la riduzione del cervello” – “Problemi di apprendimento legati a differenze di sviluppo delle funzioni cerebrali non possono essere risolti attraverso l’educazione”…

Sono queste sette delle ‘false credenze’ – false perché non suffragate da evidenze scientifiche nel campo delle neuroscienze – che circolano fra docenti di mezzo mondo (Cina, Turchia, Grecia, Paesi Bassi, Inghilterra), accolte come verità assodate, sulle quali sono stati costruiti modelli didattici, strategie di apprendimento, pratiche educative che alla fine si sono rivelati inefficaci. E’ quello che è emerso da una interessante ricerca, condotta da Paul Howard-Jones, un ricercatore dell’Università di Bristol, che si occupa del rapporto tra educazione e neuroscienze e che ha cercato di capire come si diffondono queste pseudo credenze anche fra addetti ai lavori.

La facilità con cui si tende a generalizzare risultati parziali di determinate ricerche, la semplificazione ‘descrittiva’ di eventi o di fenomeni che per essere colti nella loro complessità richiederebbero un linguaggio appropriato, la presenza di veri e propri pregiudizi riguardo al rapporto mente/corpo, il modo con il quale spesso vengono presentati e interpretati gli stessi risultati delle ricerche, la carenza di una adeguata ‘cultura scientifica di base’ fra gli insegnanti, la distanza fra il mondo della ricerca e quello delle ricadute applicative di essa  … tutto ciò ha contribuito a creare un gap maggiore che nel passato fra mondo dell’educazione e neuroscienze.

Dal momento che queste ultime sembrano destinate ad uno sviluppo vorticoso, forse è il mondo della scuola che dovrebbe aprirsi di più a questo settore, acquisire informazioni e conoscenze più documentate, non temere di aggiornare i propri paradigmi ‘pedagogici’, accogliendo ciò che di utile può dirci a riguardo anche la fisiologia dei neurotrasmettitori.

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Psicologo psicoterapeuta, in servizio presso l’Asp di Catania dal 1990. Docente dal 2002 al 2011 presso l’Università di Catania (per Psicologia sociale e Psicologia generale), è stato presidente dell’Ordine degli psicologi della regione Sicilia dal 2010 al 2013.