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Blog Aluisi Tosolini

Esami di stato: un altro anno è andato, la sua musica è finita…

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Si stanno ovunque chiudendo, in questi giorni, gli esami di stato 2014/15. E, come ogni anno, ci si trova a chiedere il senso di questo “rito”. Provo anche io, andando per rapidi punti, a segnalare alcuni degli elementi che reputo di particolare importanza.  

 

a) Indicazioni nazionali 2010 ed esami di stato: un evidente gap

E’ giunto questo anno a conclusione il primo ciclo quinquennale della riforma Gelmini del 2010. Riforma che, soprattutto per gli istituti tecnici e professionali, ha decisamente sottolineato l’urgenza di una didattica per competenze legata a compiti concreti, a problemi reali su cui applicare le conoscenze e le abilità apprese lungo gli anni di corso.  Per i licei, come l’introduzione alle indicazioni nazionali purtroppo sottolinea, la logica delle competenze è ancora annegata nel mare nelle sole conoscenze. Comunque sia la correlazione tra scuole delle indicazioni nazionali 2010 e le forma e la sostanza dell’esame di stato è, a mio parere, “slivellata”.  In sostanza vino nuovo in otri vecchi.  Con tentativi di correzione in corsa, come ad esempio le seconde prove scritte dei tecnici e dei professionali, decisamente più vicine alla logica delle competenze, ma anche per matematica al liceo scientifico dove il primo quesito riguardava il calcolo del costo di un piano tariffario di telefonia mobile.  Forse occorrerebbe pensare ad una adeguamento dell’esame di stato alle indicazioni nazionali del 2010.  

 

b) il Ministero in affannosa corsa sui tempi  

Un secondo elemento di riflessione riguarda l’incomprensibile e affannosa corsa del Ministero che ha inseguito i tempi e le scadenze dell’esame arrivando quando sempre tardi.  Basti pensare alla Ordinanza Ministeriale che è uscita a fine maggio e che regola (dovrebbe regolare !) accadimenti e procedure che per legge devono essere svolte obbligatoriamente nelle settimane e mesi precedenti. Si pensi ad esempio al classico caso del documento del 15 maggio. Tra l’altro l’ordinanza ministeriale – così a lungo pensata – è stata prontamente smentita dopo pochi giorni, ed in un punto essenziale riferito al numero di discipline/materie da inserire nella terza prova, da un semplice comunicato stampa del Miur ! Ovviamente se l’ordinanza fosse uscita qualche mese prima le scuole avrebbero potuto prepararsi ed adeguarsi.

Ma i tempi delle scuole e della didattica paiono non coincidere quasi mai con i tempi dell’amministrazione e del ministero. E non che il maggior tempo a disposizione abbia permesso di evitare gli errori nelle prove. Ad esempio gli errori nella prova di italiano con un titolo sbagliato di un quadro e un intervento su un testo che ha prodotto il radicale mutamento di significato di una citazione nella proposta di saggio breve sul Mediterraneo. Situazioni che si sono ripetute anche nelle prove suppletive dove è presente persino un errore di sintassi, tanto per non farci mancare nulla !  

 

c) gli esiti: a che servono davvero gli esami di stato?

Appena saranno pubblicati tutti i risultati si scoprirà, come ogni anno, che la percentuale dei promossi si attesterà attorno al 99% (esclusi i privatisti). Credo non esista al mondo un esame meno selettivo dell’esame di stato. Al punto che ci si può benissimo chiedere che senso abbia tutto questo costoso “circo” quando gli esiti degli esami sono statisticamente perfettamente correlabili agli esiti sanciti dallo scrutinio finale di quinta e dalla somma dei crediti dei tre anni. Ovviamente gli esami sono in Italia obbligatori finché i titoli di studio avranno valore legale.  Fra le tante riforme costituzionali e non che si stanno discutendo e realizzando, forse questa (il superamento del valore legale dei titoli di studio superiori) potrebbe essere messa almeno nell’ agenda dei dibattiti.  

 

d) un rito di passaggio in una società senza riti

Di certo, osservando gli studenti che sono stati esaminati dalla commissione di cui ero presidente,  e gli studenti che poi ho visto affollare il liceo dove lavoro, si può dire che l’esame di stato svolga soprattutto il compito di rito di passaggio. E’ uscita verso l’età adulta, verso un futuro decisamente meno protetto, più liquido, problematico, difficile, non garantito. Ugualmente mi chiedo se il costo complessivo dell’esame di stato non possa essere utilizzato per organizzare un rito di passaggio ancora più significativo ma certo questo è uno dei pochi elementi positivi che vedo in queste settimane di passione per ragazzi e docenti. Un momento di crescita dove imparare a giocarsi tutto in pochi attimi, dove concentrare il proprio impegno sapendo che non ci saranno recuperi, tempi supplementari, …  

Perché, come mi ha detto uno studente, la domanda più difficile che la commissione gli ha rivolto è stata  “cosa farai in futuro?”

Decisamente un problema dalla difficile soluzione.

In bocca al lupo !
Il difficile inizia adesso.

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Filosofo e pedagogista pone al centro dei suoi interessi l’interazione tra linguaggi digitali, processi educativi e dimensione globale della formazione. Dirigente scolastico, ha insegnato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e all’Università di Parma.