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Blog Amelia de Angelis

Come valutare le competenze?

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Sta per concludersi il secondo anno di sperimentazione del modello nazionale unitario proposto dal Miur per la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione, un nuovo strumento certificativo che affiancherà e integrerà la tradizionale scheda di valutazione degli apprendimenti. Dal prossimo anno, il suo impiego sarà obbligatorio per tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado, chiamate ad esprimere la propria valutazione, rispettivamente, alla conclusione del quinto e del terzo anno del percorso di studi. Quali siano gli itinerari progettuali, i metodi e gli strumenti per rilevare e valutare il grado di sviluppo delle competenze raggiunto da ciascun alunno nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di’istruzione, emanate nel 2012, non si dice, lasciando alla comunità professionale il compito di effettuare scelte specifiche e contestualizzate, sempre tuttavia coerenti con i traguardi formativi nazionali dichiarati. Questi punti vengono però chiariti, anche dettagliatamente, in un documento successivo, del febbraio 2015, le Linee guida allegate alla CM n. 3/2015, pensate per fornire alle scuole del primo ciclo quelle necessarie misure di accompagnamento per produrre la nuova certificazione.
Nel testo viene innanzitutto sottolineato che tale operazione va collocata “nel quadro della proposta culturale e pedagogica che emerge dalle Indicazioni stesse, di cui si presuppone una conoscenza approfondita, non solo per le parti disciplinari che interessano di più ciascun docente, ma anche per la parte generale che contiene il quadro teorico in cui il processo di insegnamento/apprendimento si inserisce.“ E subito dopo, sempre nelle Linee guida, si chiarisce che:

“1) la maturazione delle competenze costituisce la finalità essenziale di tutto il curricolo;2) le competenze da certificare sono quelle contenute nel Profilo dello studente; 3) le competenze devono essere promosse, rilevate e valutate in base ai traguardi di sviluppo disciplinari e trasversali riportati nelle Indicazioni; 4) le competenze sono un costrutto complesso che si compone di conoscenze, abilità, atteggiamenti, emozioni, potenzialità e attitudini personali; 5) le competenze devono essere oggetto di osservazione, documentazione e valutazione; 6) solo al termine di tale processo si può giungere alla certificazione delle competenze, che nel corso del primo ciclo va fatta due volte, al termine della scuola primaria e al termine della scuola secondaria di primo grado.” 

Quanto agli strumenti per far conseguire agli studenti le competenze prescritte, e soprattutto poterle apprezzare, è necessario offrire loro occasioni di assolvere “compiti di realtà” in autonomia, cioè compiti significativi, effettuati in contesti veri o verosimili; compiti/problema per assolvere i quali sia necessario mobilitare i saperi e le abilità di diversi campi disciplinari (quindi transdisciplinari) e la cui risoluzione dia luogo ad un prodotto finito. Il compito deve però anche essere legato ad esperienze concrete ed essere un po’ più complesso di quelli ai quali gli studenti sono abituati nella pratica didattica. Non a caso, il compito realtà si definisce anche “compito unitario in situazione”.

Gli altri due strumenti necessari a completare l’atto valutativo delle competenze sono costituiti dalle “osservazioni sistematiche” e dalle “autobiografie cognitive”.
 Le prime sono indispensabili per rilevare il processo compiuto dall’alunno per giungere a dar prova della sua competenza, coordinando conoscenze e abilità possedute, cercandone di nuove o valorizzando le risorse interne (impegno, determinazione, collaborazioni dei docenti e dei compagni) e esterne (sussidi e strumenti didattici di vario tipo) e sono effettuabili facendo ricorso a griglie, questionari, interviste ecc. e a indicatori di competenza (autonomia, relazione, partecipazione, responsabilità, flessibilità, consapevolezza ecc.). Le seconde, le “autobiografie cognitive” -cioè il racconto da parte dello studente del percorso cognitivo compiuto e l’autovalutazione sia del prodotto realizzato che del processo adottato per assolvere il compito- sono invece strumenti che consentono di cogliere “il senso o il significato attribuito dall’alunno al proprio lavoro, le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni e gli stati affettivi provati”.

Alla luce dell’ormai imminente prescrittività, molte scuole si stanno formando alla nuova pratica valutativa, altre lo faranno a breve per essere pronte per il prossimo anno scolastico. Molti ancora però gli interrogativi e le perplessità sulla possibilità di armonizzare la cultura valutativa che la nuova certificazione sottende con il quadro normativo presistente; una cultura che, ovviamente, poco o nulla ha da condividere  con quella valutazione espressa in decimi da poco tristemente reintrodotta nella nostra scuola dell’obbligo. 

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Docente di scuola primaria, poi di lingua inglese nella scuola secondaria di I grado, editor e giornalista pubblicista, è autrice di numerose pubblicazioni in ambito didattico e di commento alla normativa scolastica. Dal 2000 collabora con La Tecnica della Scuola