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Blog Paolo Bozzaro

Come sono cambiate le pratiche di lettura...

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Da qualche tempo ci si interroga su come sono cambiate, con l’avvento di computer, smart-phone, tablet, le nostre pratiche di lettura. Se lo chiedono genitori e insegnanti, ma anche studiosi dell’apprendimento e della comunicazione sociale.

L’interrogativo più ricorrente è se l’estensione capillare della tecnologia ci ha spinto a leggere di più e meglio oppure se ci sta trasformando in semplici lettori… ‘ottici’, superficiali e veloci, interessati a cogliere l’informazione minima che riteniamo ci serva in quel momento, lasciando nel fondo tutto il resto. Un altro interrogativo riguarda le funzioni correlate alla lettura: percezione, comprensione e memoria si sono potenziate, raffinate, diversificate, grazie alla tecnologia, o si stanno pericolosamente ‘riducendo’, dal momento che le esercitiamo servendoci costantemente di ausili esterni (computer, software, motori di ricerca, memorie di dati, archivi…), dei quali non riusciamo più a fare a meno?

Il dibattito è assolutamente aperto e non sembrano esserci al momento (neppure nei piani alti della ricerca neurocognitiva) conclusioni certe, tanto meno definitive.

Anche il dibattito collaterale che si anima periodicamente sul futuro del libro – scomparirà sostituito da un tablet sempre più sottile e versatile? – non è approdato ad una risposta sicura. E’ vero che non c’è una correlazione diretta tra ‘acquisto e possesso di libri’ e “quantità e qualità di lettura”, ma chi acquista un libro in genere lo fa o per leggerlo personalmente o per regalarlo ad una persona cui piace leggere. Così come è vero che chi nel frattempo si è  ‘familiarizzato’ con gli e-book (o comunque con la videolettura) ha accesso ad una quantità infinita di testi e di documenti, che può consultare, leggere, evidenziare, archiviare, linkare con estrema semplicità e rapidità, in qualunque orario e da postazioni diverse, senza doversi portare appresso pesi ingombranti e soprattutto senza doverne acquisire necessariamente una copia cartacea . (Gli alberi ringraziano!)

Il fatto è che, essendo cambiati profondamente i contesti di vita e di lavoro, anche gli scopi (e le motivazioni) per i quali si faceva riferimento all’abilità di lettura sono profondamente cambiati.Nel campo lavorativo non c’è mestiere o professione che non sia stata ‘attraversata’ dalla rivoluzione informatica: è dagli schermi sempre aperti di un computer che vengono ormai ‘monitorati’ esiti e processi lavorativi, individuali e di gruppo, personali e aziendali.

L’azione ‘archetipica’ della lettura, raffigurata mirabilmente in tanti quadri di artisti classici o moderni (dal San Girolamo nello studio di Antonello da Messina alla Liseuse di Renoir) rimandava ad un momento di sospensione statica ed estatica – quasi un ritiro dal mondo circostante e dalle attività della vita per immergersi nella sacralità o nella magia del testo scritto.

Nella società attuale la 'lettura' si è trasformata in una serie continua e frammentata di atti che esercitiamo su piccoli e grandi schermi, su pagine o grandi cartelli, su manifesti o su riviste, su cartelli o tabelloni elettronici… con livelli fluttuanti di impegno, di attenzione, di consapevolezza, di concentrazione, dai quali tuttavia dipende sempre più spesso l’acquisizione di informazioni indispensabili all’agire, al muoversi con sicurezza negli spazi reali e in quelli ‘virtuali’, ad eseguire operazioni le più varie, ad interagire con gli altri e con il mondo.

Siamo letteralmente circondati da un universo così pieno di segni ‘artificiali’ e ‘convenzionali’ (iconici, grafici, numerici, letterali…), che senza una abilità di lettura dei vari linguaggi (percezione e comprensione) in qualche situazione potremmo mettere a repentaglio perfino la sicurezza nostra e quella degli altri. In definitiva la lettura, anche se rimane la via più efficace per l'acquisizione di determinate conoscenze, ho la sensazione che esplichi più una funzione di esplorazione e adattamento al mondo esterno che non di sviluppo del proprio mondo interiore.

 

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Psicologo psicoterapeuta, in servizio presso l’Asp di Catania dal 1990. Docente dal 2002 al 2011 presso l’Università di Catania (per Psicologia sociale e Psicologia generale), è stato presidente dell’Ordine degli psicologi della regione Sicilia dal 2010 al 2013.