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Blog Anna Maria Bellesia

Buona Scuola: l’unica riforma di Renzi andata in porto

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Tutte le riforme dell’era Renzi hanno sbattuto contro qualche intoppo, sono state parzialmente smantellate o sonoramente bocciate. Solo la pessima Buona Scuola ha trovato piena attuazione. È triste, ma è così.

Basta fare una rapida rassegna:

  • Riforma costituzionale, “la madre di tutte le riforme”: bocciata.
  • Riforma elettorale, “la migliore d’Europa”: bocciata.
  • Lotta alla burocrazia, “la madre di tutte le battaglie”: abortita.
  • Job act, il più innovativo ed avanzato d’Europa: inefficace, costoso e parzialmente smantellato sui voucher.
  • Riforma della Pubblica Amministrazione, il “cavallo di battaglia”: parzialmente illegittima, con revisione imposta dalla Consulta, percorso lunghissimo ed accidentato.
  • Riforma delle Banche Popolari, per rilanciare l’economia e per “tutelare” i risparmiatori: impantanata e sommersa dai ricorsi.
  • Riduzione delle tasse: una barzelletta.
  • Riforma delle pensioni: scordatevela! O chiedete il prestito bancario e pagatevi l’anticipo.
  • Riforma della Rai: minata dai conflitti di potere.
  • Pagamento del canone Rai in bolletta: quello Ok, colpo da maestro, adesso lo pagano tutti.
  • BUONA SCUOLA: passata! Come il  pagamento del canone Rai.

Eppure lo stesso Renzi aveva ammesso di avere sbagliato qualcosa … Invece adesso tutto è digerito e metabolizzato.

Neanche un piccolo parziale referendum abrogativo (neppure 500mila le firme raccolte in un settore che da solo fa un milione di lavoratori).

Grazie alla “dialogante” ministra Fedeli sono passati perfino tutti i previsti decreti attuativi. Via liscio come l’olio.

Nessuno più rifiuta il “bonus premiale”, anzi tutti pronti a seguire le procedure, a compilare i moduli e a fare la fila per avere qualche riconoscimento.

Tutti docili a fare le ore extra per la formazione.

Il contratto è sempre bloccato, l’aumento sarà irrisorio, ma nessuno protesta più.

I docenti ultra sessantenni resistono in virtù dell’accanimento lavorativo coatto. Sono i più vecchi d’Europa. Ma la Fornero continua a dire che l’ha fatto per i giovani.

I nuovi assunti a 1300 euro al mese si reputano estremamente fortunati rispetto ai laureati che restano disoccupati o vanno a vendere telefonini o emigrano all’estero.

E i futuri aspiranti docenti si accontenteranno di 400 euro al mese, grazie al contratto di formazione, lavorando per qualche anno tanto quanto i precedenti assunti. Buoni, bravi e speranzosi perché alla fine saranno “chiamati” in qualche scuola, avranno il posto quasi fisso, e saranno felici e contenti rispetto ad altri laureati che restano disoccupati o precari a vita.

Più Buona di così!

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Docente di materie letterarie nella scuola secondaria di II grado e giornalista pubblicista. Laureata in storia moderna con pubblicazioni storiografiche, si interessa di politica scolastica, ambiente, arte. Dal 2007 collabora con La Tecnica della Scuola.