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Blog Aluisi Tosolini

Bettshow: a Londra il futuro della scuola digitale

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bett2017

Ogni anno, a fine gennaio, il mondo dell'educazione si ritrova a Londra alla più importante fiera europea delle tecnologie didattiche. Nei tre giorni conclusisi ieri migliaia di persone hanno visitato, presso la fiera Excel London collocata nella zona dei docks che brulicano di cantieri e gru, Bettshow . Partecipando acentinaia di seminari, forum, discussioni che si sono susseguiti a ritmi incalzanti sino al 28 gennaio.

 

Rispetto agli anni precedenti l’edizione 2017 del Bett mi è parsa meno capace di fornire una chiara direzione di marcia. Come se la mappa si fosse resa ancora più policentrica, plurale ma senza un evidente pattern capace di portare a sintesi l’insieme magmatico delle proposte. In particolare mi è parsa poco presente la dimensione delle riflessione pedagogica, che è altra cosa rispetto alla riflessione tecnologica.

Comunque sia alcuni tra i focus su cui si è mosso Bett 2017 mi paiono così riassumibili:

 

A) game changers. È stato il titolo complessivo del salone e segnala la necessità di cambiare le regole del gioco identificando anche alcuni soggetti che nei secoli precedenti sono stati “changers”. I game changers sono infatti un evento, una persona o un prodotto che ha come esito una variazione significativa a livello di comportamento e di azione nelle persone e nelle società. In termini teorici potremmo dire che i grandi cambiamenti sono identificabili con i mutamenti di paradigma cui fa riferimento Thomas Khun. Da qui l’invito rivolto ad ognuno ad essere lui stesso un game changers e a ricercare coloro che oggi sono già su questa lunghezza d’onda e cambiano le regole del gioco.

 

B) lo scontro tra strumenti digitali e strumenti tradizionali, cartacei. Della serie: libri testo cartacei? Digitali? E in che proporzione? E come vincere i timori dei genitori che per i loro figli vorrebbero la formazione che hanno avuto loro e che con loro ha funzionato ma che è sconnessa con le competenze richieste oggi sia ai genitori che ai loro figli? Si tratta di un quesito che viaggia sottotraccia e attraversa come un fiume carsico l’immenso salone della fiera di Londra. Nel luogo del massimo fulgore tecnologico, digitale, di rete, la domanda sull’interazione tra i molteplici strumenti (appartenenti a paradigmi diversi) non può essere elusa. Ed anzi emerge con maggiore forza quando a visitare la fiera e a riflettere su quanto si è visto non sono i docenti o gli operatori delle imprese tecnologiche ma gli studenti. Ovvero i fruitori (e già la parola segnala un evidente errore concettuale che qui non approfondisco), coloro per i quali tutto questo pare essere stato fatto. Loro, gli studenti che poi si scopre utilizzare le tecnologie dell’apprendimento in modo molto diverso da quel che i progettisti e/o i docenti hanno pensato. Dando vita a configurazioni nuove ed inedite. Perchè, in fondo, i game changers sono loro.

 

C) la robotica. Costruisci il tuo robot: questo avrebbe potuto essere lo slogan che unifica alcune centinaia di stand della fiera. E costruiscilo sapendolo governare, dicendogli cosa deve fare e come. Impara a elaborare un progetto che permetta la soluzione di un problema reale e lavora per risolverlo utilizzando tutto il potere della rivoluzione digitale. Ma, attenzione: fai di tutto per non essere tu il problema che il computer o il robot deve risolvere !

 

D) controllo e sicurezza. Girando fra le centinaia di stand di Bett si incontrano decine di proposte riferite al controllo dei device, della navigazione, dell'uso degli smartphone di studenti ( e docenti? genitori?) oltre che al controllo fisico degli accessi a scuola.

La paura e l'ansia aumentano E di fronte a paura e ansia cresce il bisogno di controllo. Da qui l'idea che si possano costruire tanti piccoli muri che garantiscono tante piccole oasi di pace e sicurezza. Vi sono persino proposte di piattaforme che esplicitamente fanno vanto di essere capaci di controllare e monitoriare il nascere ed i crescere di fenomeni di “radicalizzazione” e quindi, in qualche modo, di prevenire fenomeni di terrorismo incipiente.

 

Concezione che credo erronea ma che girando tra le decine di proposte del Bett dà molto da pensare. Viviamo in un tempo dove la paura diventa padrona ogni giorno di più delle nostre vite, in cui l’altro ci terrorizza perché raffigurato come estraneo, straniero, perturbante.

Poi, se si alzano gli occhi dalle tecnologie per provare a leggere le persone, si scopre che la fiera è attraversata da decine di lingue, religioni, modi di vivere, cibi, profumi e spezie. Che lo stand più gigantesco, dopo i mostri tecnologici Microsoft o Apple è quello del ministero dell’istruzione degli emirati arabi dove si susseguono a ciclo continuo presentazioni di attività didattiche con lim e reti svolte da maestre velate.

Mentre tra le corsie degli stand si rincorrono intere classi di ragazzini e ragazzine multicolori. O in divisa: abito nero lungo con chador grigio chiaro in un cromatismo di assoluta bellezza. E sotto il chador volti di ragazzine curiosi e attenti. Occhi sbarazzini.

Chissà se chi promette un software per cogliere la radicalizzazione li saprà leggere, quegli occhi…

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Filosofo e pedagogista pone al centro dei suoi interessi l’interazione tra linguaggi digitali, processi educativi e dimensione globale della formazione. Dirigente scolastico, ha insegnato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e all’Università di Parma.