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E' bene che il docente abbia competenze manageriali e di leadership E' bene che il docente abbia competenze manageriali e di leadership
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Nuove tecnologie, perché il docente deve avere competenze manageriali e di leadership

Giovedì, 20 Aprile 2017

Mai come in questi ultimi anni, è stato molto forte il dibattito sull’innovazione tecnologica nelle scuole. Riducendo troppo spesso il tutto alle competenze digitali dei docenti.

Da una recente ricerca dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano, sono emersi importanti spunti di riflessioni circa la centralità, invece, delle competenze manageriali e di leadership degli insegnanti.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale vede il digitale, infatti, come strumento abilitante e volano del cambiamento sia dal punto di vista delle attività orientate all’apprendimento, sia per le attività amministrative e di gestione delle scuole. In sostanza la digitalizzazione dei processi porterà efficientamento in termini di risparmio di tempo e di risorse con ovvi benefici per tutta la comunità scolastica.

Partendo da questi assunti, l’Osservatorio eGovernment ha stretto una collaborazione con ANP al fine di rilevare tramite una survey diretta a tutte le scuole del Paese il livello di digitalizzazione dei processi organizzativi e gestionali interni alla scuola.

La ricerca è stata realizzata nei mesi di gennaio - marzo 2017, tramite un questionario inviato a tutte le Istituzioni Scolastiche Autonome.

L’indagine ha rilevato come nel 75% del campione dei rispondenti la digitalizzazione dei processi organizzativi e gestionali abbia raggiunto già un buon livello (circa l’80% dei 17 processi indagati risulta gestito tramite software gestionale).

A questi dati sicuramente positivi, fanno da contro altare i risultati emersi su alcune scuola ancora completamente non digitali, che hanno dichiarato di utilizzare ancora in maniera prevalente la carta.

In particolare, i dati del sondaggio dicono che solo il 4% delle scuole italiane è poco o per nulla digitalizzata (“Non digital”), con una bassa diffusione dei software a supporto dei processi e in media oltre il 70% degli stessi gestito attraverso l'uso del cartaceo. Il 21% delle scuole è a livello “Beginners” cioè ha iniziato un processo di digitalizzazione con software in circa metà dei processi e una prevalente digitalizzazione nei processi di supporto.

 

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Il 36% delle scuole è invece a livello “Digital Belivers”, con un buon livello di digitalizzazione soprattutto nei processi di supporto, ma è presente un software anche nel 70% dei processi primari.

Solo il 29% delle scuole è “Fully Digital”, cioè completamente digitalizzato: il 100% dei processi primari digitalizzati e almeno il 95% di quelli di supporto, adottando un software in quasi tutti i processi. Inoltre il 28% delle scuole completamente digitali lamenta una mancanza di competenze interne, ma la percentuale sale al 48% per i “Beginners” e al 53% per i “Non digital” . Fondamentale poi è la disponibilità di personale amministrativo da dedicare alla digitalizzazione: il 15% delle scuole “Fully digital” lamenta una mancanza di personale da dedicare, il 24% delle “Beginners” e il 40% delle “Non Digital”.

E’ forte, quindi, ancora la spaccatura che divide le scuole che hanno da un lato sufficienti competenze e risorse per introdurre innovazioni digitali da quelle che invece non sono in grado di adottare strumenti informatici adeguati per gestire in modo efficiente i propri processi interni anche perché affermano di non avere le competenze interne necessarie ad introdurre la digitalizzazione.

Per questo motivo è importante ragionare sulla necessità di acquisire competenze che non siano solamente strettamente tecniche e digitali, ma competenze che consentano agli attori primari della scuola di guidare il “progetto di innovazione”, un processo strutturato ed in sintonia con le altre attività della scuola. Competenze manageriali e di leadership che consentiranno una corretta gestione dell’”eGovernment della scuola” e un dialogo sempre più aperto verso l’esterno e verso le Università.

In conclusione, non è più rimandabile il riconoscimento del merito di chi accetta la sfida mettendo in campo le proprie energie professionali: è opportuno sempre più monitorare gli sviluppi del processo al fine di valutare il migliore utilizzo degli investimenti previsti.

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